Come riconoscere e prevenire le malattie in acquario

Per chiunque possegga un acquario fondamentale è l’attività di osservazione degli animali che alleva, infatti per poter riconoscere uno stato di malattia è necessario sapere come si presenta lo stesso pesce in buona salute: comportamento, colore, come si alimenta…

Riporto di seguito un elenco di sintomi, catalogato per aree di localizzazione, mediante i quali è possibile diagnosticare la malattia e quindi procedere con la cura adeguata:

  • Variazioni nella morfologia (la forma): addome gonfio, dimagrimento (dorso a lama di coltello), deviazioni della colonna vertebrale.

  • Variazioni nel colore: il pesce può presentare una livrea più chiara o più scura rispetto agli individui della sua specie, oppure il colore può non essere distribuito in modo omogeneo, sbiancamento della livrea o di alcune parti.

  • Variazioni nella respirazione: ritmo respiratorio accelerato, boccheggiamento in superficie o sulle bollicine dell’aeratore, variazione del colore delle branchie, opercoli dilatati e portati anteriormente, presenza di “corpi estranei” sulle branchie.

  • Variazioni nel comportamento: il pesce diventa più timido e si spaventa facilmente, nuoto irregolare, a scatti, rotazioni, perdita dell’equilibrio, sfregamento sull’arredo.

  • Variazioni nell’alimentazione: il pesce smette di alimentarsi o lo fa meno del solito.

  • Variazioni nella cute: puntini bianchi o neri, foruncoli, noduli, ematomi, linee di sangue, squame sollevate, mancanza di squame, produzione eccessiva di muco (sul corpo o sulle branchie), ammassi cotonosi o gelatinosi biancastri o giallastri, bolle sottocutanee piene di gas, presenza di “corpi estranei” sul pesce.

  • Variazioni nelle pinne: corrose, sfrangiate, coperte di materiale biancastro o brunastro, di macchioline o bollicine di gas, pinne chiuse (coda a spillo o chiusa, dorsale abbassata, ventrale e pettorali tenute serrate al corpo).

  • Variazioni negli occhi: sporgenti (esoftalmo), ricoperti di patina biancastra, puntini bianchi o neri, presenza di ulcerazioni o ferite.

  • Variazioni nella regione cloacale: la papilla anale può presentarsi dilatata e da questa può fuoriuscire muco, vermi, feci particolarmente lunghe, filamentose e biancastre.

Perché i pesci si ammalano:

Le cause per cui i pesci si ammalano sono diverse, schematicamente possono essere così riassunte:

 

  • Il pesce viene infettato da un “organismo esterno”:

  • Virus: sono organismi che vivono all’interno delle cellule dell’essere vivente ospitante. Non esistono terapie atte a sconfiggere i virus, bensì solo una cura sintomatica che aiuta il pesce a superare l’infezione virale.

  • Batteri: una volta diagnosticata la patologia è possibile debellare completamente la malattia batterica con l’uso di antibiotici o altri rimedi farmacologici (a seconda della gravità dell’infezione).

  • Funghi (micosi): le micosi dei pesci non sono delle zoonosi di conseguenza non possono essere trasmesse all’uomo (quindi non abbiate paura di curare il vostro pesce). Con le cure appropriate l’animale guarisce completamente.

  • Parassiti: sono organismi che per vivere (riproduzione, alimentazione, crescita,…) hanno bisogno di un organismo ospitante (il nostro povero pesce) al quale creano un danno biologico di crescente gravità fino alla morte, se non curato.

  • Protozoi: sono organismi monocellulari che, pur facendo parte dell’ecosistema-acquario, possono diventare patogeni ed infestare i pesci conducendoli alla morte se non adeguatamente curati (tipica malattia protozoaria è l’ictioftiriasi nota a tutti gli acquariofili).

 

  • Patologie da inquinamento ambientale:

Si tratta di patologie che portano alla morte del pesce se non si procede immediatamente ad un cambio di acqua e alla eliminazione delle cause che l’hanno cagionata. I sintomi più evidenti sono: respirazione accelerata, boccheggiamento in superficie, opercoli spalancati, branchie sbiancate o bluastre, scoloramento della livrea, nuoto a scatti, convulsioni, spostamento in posizione obliqua e stazionamento sul fondo con appoggio laterale.

Ecco le più frequenti patologie da inquinamento ambientale:

  • Carenza di ossigeno: l’ossigeno in acquario è consumato dai suoi ospiti (pesci, gasteropodi, caridine, ecc…), dalle alghe e dai batteri nitrificatori.

La diminuzione della quantità di ossigeno disciolta in acqua può essere determinata da: insufficiente rimescolamento dei vari strati di acqua (è buona norma posizionare il gettito del filtro in modo che increspi energicamente la superficie dell’acqua), inadeguato rapporto tra massa acquea e superficie aerea (es: la classica “boccia” di vetro), sovraffollamento, rapido innalzamento della temperatura e scarsa massa vegetale.

  • Eccesso di anidride carbonica: è un problema che generalmente si riscontra la mattina, in quanto la notte le piante, cessando la fotosintesi, producono grandi quantità di anidride carbonica che va a sommarsi a quella degli impianti di erogazione della stessa a scopo fertilizzante.

  • Intossicazione da derivati dell’azoto: l’acquario è un piccolo ecosistema chiuso nel quale avviene quotidianamente un processo noto come “ciclo dell’azoto”, nel corso del quale tutto ciò che è organico (deiezioni, foglie marce, cibo,…) si decompone in ammoniaca, la quale viene elaborata dai batteri nitrificatori in nitriti e poi in nitrati.

I nitriti devono essere tassativamente pari a zero, i nitrati non dovrebbero mai superare i 15 mg/l.

Come è evidente dal ciclo dell’azoto, la decomposizione dei nitriti in nitrati avviene ad opera dei batteri nitrificatori, perciò se si possiede un filtro ben maturo e correttamente dimensionato il loro valore sarà con facilità pari a zero. Gli stessi batteri non sono, invece, in grado di decomporre i nitrati, che dunque si accumulano nell’acquario (fino a divenire nocivi a concentrazione elevata), motivo per cui sono necessari cambi settimanali di almeno il 30% dell’acqua.

  • Intossicazione da cloro: il cloro viene utilizzato normalmente come battericida negli acquedotti, per cui l’acqua che esce dai nostri rubinetti contiene cloro. Il cloro è letale per i pesci, per cui prima di inserire acqua nell’acquario è necessario lasciarla decantare in un catino a bocca larga (senza coperchio) per 24 ore in modo che il cloro evapori.

  • Intossicazione da metalli pesanti: l’acqua che utilizziamo per i nostri acquari potrebbe contenere metalli pesanti (ferro, piombo, zinco, manganese, mercurio,..) letali per i pesci. Per tale motivo è opportuno trattare l’acqua con un biocondizionatore almeno 12 ore prima di inserirla nell’acquario.

  • Intossicazione da nicotina, insetticidi ed altre esalazioni: i pesci sono sensibili ad esalazioni di diverso tipo, è stato dimostrato che pesci in un acquario presente in una stanza nella quale si trovano fumatori, o è stato nebulizzato un insetticida/repellente per insetti, o è stato verniciato a finestre chiuse, muoiono nel giro di poche ore (specialmente se fornito di aeratore che conduce le esalazioni in acqua più velocemente). Per cui è opportuno evitare tali attività nelle stanze in cui si trovano acquari.

 

  • Patologie da stress:

l’acquario è un ecosistema chiuso e piccolo, di conseguenza è facile ad essere soggetto a variazioni dei valori che lo caratterizzano, variazioni che danno luogo a sintomi raggruppati sotto  la denominazione “patologie da stress”:

  • Variazioni del PH: il PH indica se l’acqua è acida (PH<7), neutra (PH=7) o basica (PH>7). La scala dei valori PH è logaritmica, vale a dire che PH=6 segnala un contenuto acido 10 volte più alto rispetto a PH=7 ciò significa che un’oscillazione nell’ambito di una sola unità di PH potrebbe comportare ulcere cutanee, pinne sfilacciate, distruzione dell’epitelio branchiale con conseguenti difficoltà respiratorie.

  • Variazioni della durezza: danno luogo a malessere generale ed in particolare influiscono sulla crescita dei pesci.

  • Variazioni della temperatura: il metabolismo dei pesci è direttamente influenzato dalla temperatura dell’acqua.

All’innalzamento della temperatura corrisponde un aumento del metabolismo caratterizzato da respirazione accelerata, stazionamento in superficie, indebolimento (movimenti lenti).

All’abbassamento della temperatura corrisponde un rallentamento del metabolismo, per cui i pesci tenderanno a scurire la livrea e a stazionare sul fondo.

Variazioni brusche della temperatura aprono la strada all’insorgenza di malattie e possono anche risultare fatali.

 

  • Patologie legate all’alimentazione:

derivano da diversi fattori:

  • Con i pesci ornamentali è facile cadere nella tentazione di somministrare loro un’eccessiva quantità di cibo, un po’ perché essendo animali piccoli non è facile regolarsi con le dosi (ricordate che il cibo secco una volta immerso in acqua aumenta il proprio volume), un po’ perché sembrano essere sempre affamati (ciò accade in quanto i pesci, sebbene nati ed allevati in cattività, conservano l’istinto naturale di mangiare tutto ciò che capita a tiro di bocca, poiché in natura esistono periodi in cui non mangiano per giorni… perciò fanno “il pieno” quando possono!). L’ideale sarebbe somministrare poco mangime 2 o 3 volte al giorno per i pesci adulti, 4 o 5 volte per gli avannotti/pesci in fase di crescita.

  • Errata conservazione del cibo:

  • Riguardo i cibi in scatola (scaglie, granuli, liofilizzato…) è consigliabile acquistare confezioni piccole poiché una volta aperto il barattolino l’alimento inizia ad impoverirsi. Inoltre è necessario richiudere bene il contenitore dopo la somministrazione.

  • Con i cibi surgelati è fondamentale non interrompere la “catena del freddo”, ossia evitare che l’alimento si scongeli per poi essere ricongelato, questo yo-yo termico apre la strada alla formazione di colonie batteriche sul cibo stesso.

Per tale ragione, quando ci si reca dal negoziante per acquistare del surgelato, è consigliabile munirsi di borsa termica (con materiale refrigerante all’interno) nella quale verrà immediatamente riposto il cibo, il quale dovrà essere portato presso il luogo di destinazione al più presto ove verrà conservato nel surgelatore.

Infine è da evitare la pratica di scongelare una grande quantità di cibo e riporlo nel frigorifero per poterlo avere fruibile nei giorni a seguire, il cibo va scongelato il giorno in cui si intende utilizzarlo o al massimo il giorno prima si può riporre una porzione di cibo surgelato nel frigorifero e lasciarlo scongelare lì.

Prima di essere somministrato il cibo surgelato deve essere lavato.

  • Con ogni alimento è indispensabile verificare la data di scadenza.

  • Dieta poco varia: una dieta varia e bilanciata è la premessa per pesci sani e la prima difesa contro l’insorgenza di malattie. Spaziare sia nell’ambito dei cibi secchi (non solo fiocchi, ma anche granuli, sticks e liofilizzato che favoriscono la masticazione e quindi il sano sviluppo e mantenimento dei denti), sia dei cibi surgelati, sia dei cibi “freschi” (vivo nonché verdure). Inoltre è consigliabile aggiungere un paio di gocce di vitamine al mangime 1 o 2 volte a settimana.

La prevenzione:

la salute dei nostri pesci dipende da noi, anche per l’ecosistema-acquario la prevenzione è la migliore arma contro l’insorgenza di malattie.

Passiamo in rassegna alcune semplici imprescindibili regole:

  1. Evitare l’affollamento dell’acquario, tenete presente che ogni 2 cm di pesce necessitano di 5 litri di acqua (nessun pesce dovrebbe essere comunque tenuto in un volume inferiore a 30 litri).

  2. Effettuare settimanalmente il cambio del 30% dell’acqua dell’acquario. L’acqua del cambio deve essere biocondizionata (a meno che non abbiate effettuato i test specifici e siete sicuri che non presenta quantità nocive di metalli pesanti), decantata almeno 24 ore in un catino aperto (per consentire al cloro di evaporare) ed alla stessa temperatura di quella presenta in acquario. È importante servirsi di un secchio che non sia stato utilizzato precedentemente per altri scopi domestici, altrimenti potrebbe contenere residui di detersivi e disinfettanti nocivi per i pesci.

  3. Contestualmente al cambio è consigliabile una sifonatura del fondo. Il sifone non deve essere passato come un “aratro” (pratica che oltre a sradicare le piante, depaupera il fondo di flora batterica), bensì con delicatezza.

  4. Togliere eventuali pesci morti immediatamente.

  5. Evitare di immergere le mani nell’acquario se non strettamente necessario, in quanto le nostre mani sono portatrici di germi e grassi (se dobbiamo farlo importante lavarle sotto un gettito di acqua calda senza sapone). Ad esempio se vediamo delle foglie che si sono staccate non affrettiamoci a toglierle, possiamo benissimo attendere il cambio di acqua settimanale per farlo.

  6. Somministrare solo la quantità di cibo necessaria.

  7. Rispettare i valori dell’acqua peculiari di ciascun pesce ed allevare nello stesso acquario solo pesci con esigenze analoghe.

  8. Verificare una volta a settimana i valori principali dell’acqua (PH, GH, KH, NO2, NO3).

    Articolo scritto da Ilaria Tarquini