Intervista ad Andrea Brandi

 

Buongiorno Andrea, non tutti sanno che sei un grande appassionato ed esperto di nano fish  mi piacerebbe che tu facessi  una tua breve presentazione. Da quanti anni hai acquari e quanti ne gestisci attualmente? da quanto ti interessi di nano fish?

Ciao Silvio, sono stato contagiato dal "virus" acquariofilo all'età di 14 anni, complice un acquarione con piranha (pesci che peraltro non ho poi mai desiderato allevare) allestito al "Moacasa", una sorta di esposizione di mobili che veniva organizzata alla vecchia Fiera di Roma e dove mi recai al seguito di mia madre. Ero sicuro che mi sarei annoiato e invece quella vasca fu come una folgorazione. Cominciai a documentarmi sugli acquari, cercando alacremente libri e pubblicazioni (internet era ancora di là da venire) e, nel contempo, mettevo da parte ogni regalino in soldi per potermi comprare la prima vasca. Da allora sono passati ben 22 anni - ahimè comincio ad essere proprio vecchiarello! - ma la passione non accenna a diminuire. Certo in tutto questo tempo ho attraversato fasi diverse, iniziando con il classico dolce a "fritto misto" per poi cominciare a fare vasche via via più corrette, soprattutto sotto il profilo geografico. Mi sono sempre piaciuti molto gli acquari biotopo e ancor oggi, pur preferendo vasche monospecifiche in considerazione delle esigenze e caratteristiche dei pesci che allevo, se devo associare delle specie preferisco che siano dello stesso areale di distribuzione. Ho anche allevato pesci corallini per dodici anni per poi tornare, da dieci anni a questa parte, a specializzarmi nell'acqua dolce e, in particolar modo, nei cosiddetti "nanofish". Attualmente ho sedici acquari disseminati nella mia stanza da letto, più uno da 500 litri all'ingresso della casa. Le vasche sono medio piccole e vanno dagli ottanta ai venti litri di capacità, anche se ne ho due che sono da meno di dieci. 
Il mio sogno, che spero prossimo alla realizzazione, è quello di avere finalmente una fishroom alla tedesca, con una schiera ben concepita e dotata di cambio automatico dell'acqua (non ce la faccio più a sollevare secchi!!).

 

Il  tuo interesse acquariofilo ti ha portato spesso ad affacciarti oltre le alpi, come è la situazione europea? 

Sappiamo bene che oltralpe, in particolare nell'area germanofona, la situazione è molto più evoluta che da noi. I tedeschi sono avanti in generale per tutti gli animali e l'acquariofilia certamente non è da meno. Si può sicuramente affermare che la Germania sia il primo paese al mondo per quanto riguarda quest'hobby. Da nessuna altra parte c'è una tale messe di associazioni, riviste, libri e soprattutto si raggiunge un tale livello di specializzazione. Gli acquariofili "pionieri", che già agli inizi del secolo scorso battevano l'Amazzonia ed il Sud-est asiatico erano in buona parte tedeschi. Il primo libro europeo sugli acquari è tedesco. Inevitabile che questo si rifletta oggi anche sul trend della nanoacquaristica, con già quattro libri specifici sui nanoacquari che ovviamente mi sono subito procurato, essendo anche un avido collezionista di letteratura specializzata sull'argomento (fortunatamente leggo il tedesco e questo mi consente di accedere ad una messe di informazioni altrimenti irraggiungibile, non credo infatti che, nell'immediato, ci sia un editore italiano interessato a tradurre quei libri). Anche i siti web di alcuni appassionati tedeschi sono una vera meraviglia, ricchi di informazioni e consigli davvero preziosi. Comunque della Germania sapevamo, la cosa triste è che anche Paesi molto più piccoli dell'Italia, come l'Olanda, o partiti in ritardo rispetto agli standard attuali, come l'Inghilterra (dove però l'acquariofilia ha comunque radici molto antiche), siano saldamente avanti a noi per varietà di specie disponibili nei negozi. I Paesi dell'ex blocco sovietico poi, privati per lunghi decenni di ogni possibilità di interscambio e approvvigionamento con l'occidente, hanno mirabilmente saputo preservare i ceppi di pesci d'acquario già presenti oltre cortina e, con pochi ma efficaci mezzi, sono diventati maestri nella loro riproduzione. Non è un caso quindi che, oltre alla Germania, vi siano grandi allevamenti di pesci d'acquario nella Repubblica Ceca e che i polacchi, in un breve torno d'anni, si siano affermati ai vertici europei per quanto riguarda gli acquari di piante e l'aquascaping. Per tornare al nostro settore di interesse, rilevo però che negli ultimi tempi qualcosa sta fortunatamente cambiando, sempre sulla scia dei trend che arrivano dalla Germania e che, negli ultimi anni, hanno prepotentemente portato alla ribalta il settore dei mini e nano-acquari. Alcune case tedesche, come la Dennerle, hanno concepito e realizzato intere linee di produzione dedicate a questo e i commercianti italiani, per lo meno quello più attenti ai trend del mercato, si sono finalmente adeguati cominciando a sfogliare una buona volta i cataloghi dei grossisti di pesci alla ricerca delle specie adatte alle piccole vasche, invece di limitarsi, come fatto per anni, ad inoltrare ad intervalli regolari sempre lo stesso ordine con le medesime specie. Qui a Roma e nell'hinterland quindi, in alcuni negozi, si trovano ormai con una certa regolarità specie che fino a pochi anni fa erano letteralmente sconosciute ai negozianti. Parlo di Boraras, Sundadanio axelrodi, Pseudomugil, Dario dario, il "sensazionale" Danio margaritatus, perfino Gobiopterus chuno. Spero che chi vende sia però anche in grado di informare correttamente chi compra e qui, devo dire, qualche dubbio mi resta.

 

Secondo te a cosa è dovuta questa differenza di cultura acquariofila rispetto all'estero specialmente in confronto ad alcuni paesi come la Germania o la Repubblica Ceca?

Difficile individuare una ragione prevalente. Credo che sia piuttosto un complesso di cause che vanno da quelle oggettive e storiche, come l'arretratezza culturale dell'Italia rispetto ai livelli medi di istruzione degli altri Paesi europei, compresi quelli dell'est, e il gap socio-economico per molto tempo marcato, a quelle più estemporanee e "pittoresche", come l'idea di chi sostiene che il clima italiano, più bello e soleggiato, poco induca a chiudersi in casa ad occuparsi intensamente di pesci ed acquari. Alla base di tutto, comunque, dovrebbe esserci la passione e l'impegno e, spiace dirlo, per molti italiani l'acquario è ancora solo qualcosa che deve risultare complessivamente "ornamentale" mentre poco interessa l'approfondimento delle conoscenze sugli animali e sulle piante in esso ospitate. Ai più l'idea di leggere, non dico un libro, ma anche solo un articolo su una specie che pure allevano fa venire l'orticaria e si preferisce affidarsi molto al sentito dire. Non finisco mai stupirmi di come pochi e mistificatori concetti, come quello esiziale di "pesce pulitore", si siano così diffusi a macchia d'olio. E' un termine che usano tutti, ma proprio tutti, anche quelli che mettono piede la prima volta in un negozio. Gli avranno fatto ascoltare delle cassette quando erano nella culla?.........mistero, e nel frattempo stuoli di Corydoras, Otocinclus, Loricaridi ecc., con la sola colpa di essere ricompresi in questa inesistente categoria, muoiono d'inedia nelle vasche italiane.

  

Sapresti consigliarci dei siti stranieri interessanti?

Negli anni ho raccolto nel bookmark del computer numerosi siti di interesse per gli appassionati di nanofish. Purtroppo, a causa del guasto del computer precedente, ho perso tutto il mio archivio che ora solo in parte sono riuscito a ricostituire. Inutile dire che si tratta al 90% di siti tedeschi, per cui inaccessibili a chi non conosca la lingua.  

Per citarne qualcuno:

  • Minifische.de  un vero must per gli appassionati del genere. Con tanto di forum suddiviso per famiglie di pesci, schede d'allevamento e numerose bellissime foto, in particolare gli eccezionali primi piani di Chris Lukhaup. 
  • Rasbora.de un piccolo negozietto di Mannheim, gestito da una signora sinceramente appassionata di mini pesci, in particolare mini ciprinidi, che si focalizza proprio sui nanofish e propone un'acquariofilia senza fronzoli, all'antica se vogliamo, ma di grandi qualità e soddisfazioni. C'è anche un web shop con articoli di interesse per gli allevatori di nano fish, come i filtri ad aria Maximal e le colture di cibo vivo. La stockliste è tutta incentrata sui mini pesci che però, ovviamente, non spedisce in Italia.
  • aquabo.dk questo invece non è un sito specifico sui minipesci, tuttavia l'autore, il danese Bo Christensen, ne alleva e riproduce diversi, comeBarboides gracilis, Boraras e alcune specie di Parosphromenus. Ricca galleria fotografica e utili consigli di allevamento.
  • Aquarienbastelei.de è un sito di un appassionato tedesco che ha anche una buona dose di inventiva  e manualità. Realizza filtri, schiuditoi per artemia, fino a batterie complete per fishroom. Di interesse per gli appassionati di nanofish è la cosiddetta keilbecken, una vasca con uno scomparto ricavato da due lastre poste ad angolo a lasciare solo una fessura di pochi millimetri. Serve magnificamente alla riproduzione di quelli che i tedeschi chiamanoDauerleicher  "depositori continui", cioè quei piccoli pesci di branco, come le Boraras, che si riproducono di continuo in gruppo, per cui quel tipo di vasca si presta benissimo per l'allevamento e, al contempo, per la riproduzione perchè consente di ottenere la separazione dei piccolissimi avannotti che riescono a svilupparsi da soli dato che la predazione da parte degli adulti non è così sviluppata come nei ciprinidi di maggiori dimensioni.  
  • Zierfischzucht-Mack.de un appassionato tedesco che si è fatto quasi professionista, dato che alleva  e riproduce nella sua fishkeller numerose specie di pesci, tra cui anche nanofish.

Per sognare ad occhi aperti, poi, consiglio di sfogliare i listini dei seguenti grossisti tedeschi che hanno sempre molte chicche nel settore nanofish (alcuni vendono anche ai privati ma resta sempre il problema di spedizione di pesci da distanze così lunghe che comportano spese difficilmente affrontabili per l'acquariofilo medio):

  • Mimbon.de
  • Aquarium Dietzembach.de
  • AquariumGlaser.de  
  • TropicAquaristik.de ha avuto regolarmente in listino per un certo periodo pure Paedocypris progenetica!! 
  • Tropicwater.de

Dopo tanta Germania, segnalo un sito italiano che ho scoperto da poco: Acquarishop. Hanno un webshop con molti articoli per la nanoacquaristica e, per i pesci, si servono dall'olandese Ruinemans il cui listino è scaricabile dal sito. Contiene molte specie di mini pesci e rimpiango solo di non avere ancora pronta la mia fishroom!

 

Da qualche anno a questa parte si sta sviluppando un discreto mercato del nano-tank, marche come la dennerle hanno puntato molti investimenti a riguardo, secondo te sarà una parte importante del mercato futuro o è una moda destinata a morire?

Sicuramente è stata una furba intuizione di marketing, nata probabilmente dall'osservazione che si vive in appartamenti sempre più piccoli e che una piccola vasca presenta aspetti accattivanti per chi vuole un acquario ma , come avviene al giorno d'oggi, è preso da mille altri impegni. Pensiamo, tanto per dirne una, alla rapidità dei cambi d'acqua che in un nano acquario si possono fare con una caraffa o giù di lì. D'altro canto, per me resta valido il concetto che un acquario piccolo perdona molto meno gli errori di uno più grande e richiede una precisione e costanza di gestione sicuramente maggiore. Nel nano acquario ci vuol poco perchè l'acqua si inquini, le piante crescano troppo, la temperatura subisca degli sbalzi ecc. Insomma, più che una questione di intrinseca difficoltà è una questione di puntualità e rigore che controbilanciano in parte gli aspetti di maggior praticità di gestione . Ciò detto, è anche vero che l'allevamento di pesci in vasche piccole avveniva già da moltissimi anni, ben prima dell'avvento dell'attuale boom di mercato. Ed erano proprio gli specialisti di alcuni tipi di mini pesci ad esserne i convinti assertori. Ad esempio, coloro che allevano i meravigliosi anabantidi del genere Parosphromenus, sanno infatti che ciò riesce meglio in piccole vasche monospecifiche, scure e tranquille, che in acquari più grandi. (C'è un articolo molto informativo del Prof. Peter Finke, grande appassionato di questo genere e moderatore del forum correlativo, sul sto della IGL, associzione tedesca per i pesci labirintidi). Per questo ritengo che, proprio l'allevamento di alcune specie di mini pesci, non farà mai venir meno l'interesse per un'acquariofilia, se non proprio nano, sicuramente di vasche piccole, diciamo attorno ai venti-trenta litri. A questo credo poi debba aggiungersi il dato della straordinaria affermazione, negli ultimissimi anni, dei gamberetti d'acqua dolce, dei quali continuano ad arrivare, soprattutto dal sud-est asiatico (Sulawesi, lago Matano, Indonesia) sempre nuove e bellissime specie. Questi animali, per certi versi, sono anch'essi più indicati per piccole vasche che per acquari più grandi. Non è un caso che il trend dei nano-acquari, visto anche il limite normativo fissato per i pesci dalla legge tedesca di cui dicevo prima, sia andato di pari passo, anzi direi abbia fatto seguito, a quello dei gamberetti d'acqua dolce. Molti infatti, oltre ad essere coloratissimi, sono anche molto piccoli, in alcuni casi minuscoli, pensiamo al granchietto Limnophilus nayanetri. 

 

Spesso e volentieri si associa nano fish ad un piccolo acquario, sappiamo entrambi che non sempre questo è vero, quali specie consigli a persone con un piccolo acquario (20-30 litri)? 

In effetti, richiamando quanto ho detto poc'anzi sulla assoluta eterogeneità della categoria dei nanofish, vi sono pescetti che, ancorchè sicuramente di taglia mini, poco si prestano ad essere allevati in minivasche. Qui bisognerebbe parlare della possibilità etica e biologica di allevare in generale dei pesci in contenitori molto piccoli. Senza dubbio, sotto certi limiti, la cosa diventa sbagliata e, direi, crudele. In alcuni paesi, come la Germania, è addirittura la legge a stabilire la dimensione ed il litraggio minimo, precisamente 54 l, di un acquario in cui è permesso allevare pesci. Ovviamente il legislatore non può che fissare una regola generale e quindi adotta una misura di compromesso, personalmente ritengo però che vi siano specie che possono essere allevate bene anche in vasche più piccole, ad esempio Dario dario e i Parosphromenus in coppia, mentre altre, pur mini, richiedono vasche più grandi, come Carinotetraodon travancoricus in gruppo. Per un acquario di venti litri consiglierei Dario dario, una specie meravigliosa che nuota poco. Tuttavia i maschi sono piuttosto territoriali per cui, a meno che la vaschetta non sia riccamente piantumata ed arredata in modo tale da consentire una separazione dei territori ed un occultamento visivo, meglio un terzetto composto da un maschio e due femmine. Da segnalare però che, contrariamente a quanto si sente dire nei negozi, questa specie non mangia cibo secco ma solo vivo. Può al massimo essere abituata ad assumere del surgelato, ad esempio dei chironomus ovviamente di taglia adeguata. Per un trenta litri invece, un branchetto di 6-8 Boraras sarebbe una scelta di sicura soddisfazione. 

 

Sapresti dare dei consigli generali che non sono così scontati sulla cura di questi bellissimi pesciolini?

Le  regole fondamentali sono quelle che valgono per tutti i pesci d'acquario. In particolare per i nanofish occorre fare attenzione all'aspetto della dieta, poiché non è sempre facile riuscire ad alimentarli a sufficienza ed in modo corretto. Per cui osservate bene i vostri esemplari e vedete se effettivamente assumono il cibo che gli date. Personalmente preferisco dedicare a ciascuna specie la propria vaschetta per poter corrispondere appieno alle esigenze di ciascuna ma se invece si volessero associare più specie, occorre valutare assai bene i compagni di vasca che devono non soltanto, come è ovvio, non costituire una minaccia ma anche non essere troppo veloci e irruenti da limitare o impedire l'assunzione del cibo. Per alcuni piccoli ciprinidi infine, come Danio erythromicron, Danio margaritatus e Boraras maculata, in presenza di valori dell'acqua inadeguati, sotto il profilo del contenuto salino e dei nitrati, si registra spesso un fenomeno di deformazione progressiva del corpo. Occorre procedere dunque a regolari cambi con acqua dalle giuste caratteristiche.

 

Nano fish è sinonimo di delicato?

Come dicevamo all'inizio, nanofish all'atto pratico significa poco. Se parliamo solo della taglia, allora il problema risiede innanzitutto nella somministrazione di cibo di taglia idonea e nella oculata scelta di eventuali compagni di vasca. Se poi entriamo nel dettaglio delle singole specie, allora troviamo una gamma di situazioni molto differenti, con pesci,  come Dario dario e Carinotetraodon travancoricus,  assolutamente robusti quanto alle caratteristiche fisico-chimiche dell'acqua ma con esigenze particolari in fatto di dieta (non sono certo pesci che nutri aprendo il barattolino) e pesci, come le Boraras ed iSundadanio che, all'opposto, si nutrono piuttosto bene anche con una dieta base di cibi secchi di qualità ma vogliono qualche accortezza in fatto di valori dell'acqua (certo non va bene quella di rubinetto) e di stablità della temperatura. Poi ci sono specie, come i Parosphromenus, che presentano difficoltà su entrambe i fronti. In conclusione direi che ci sono diversi nanofish ben allevabili da acquariofili con un po' di esperienza ma sinceramente, con l'esclusione forse di Poecilia wingei,  non ne consiglierei nessuna ad un neofita totale. Inutile dire che, anche qui, lo studio e l'impegno possono fare molto ed accorciare notevolmente i tempi di acquisizione delle competenze necessarie.

 

Che genere di dieta utilizzi generalmente per i tuoi nano fish?

Per i miei nanofish uso sia cibo vivo, che reputo alla lunga insostituibile perlomeno se si vuole tentare la riproduzione di specie più esigenti, e alcuni cibi secchi specifici, in particolare microgranulati.

Per quanto riguarda il vivo ho colture di artemia, dafnia giapponese (Moina macrocopa), microvermi (Panagrellus redivivus), anguillule dell'aceto (Turbatrix aceti) e, ove necessario, anche parameci. Per il secco, mi trovo bene con un granulato molto piccolo e di ottima qualità di un'azienda italiana e una linea specifica per nanofish di un'azienda tedesca.

  

Utilizzi acqua di rubinetto miscelata ad osmosi oppure osmosi con sali?

Prima miscelavo, da alcuni anni sono invece passato all'uso di sola acqua osmotica reintegrata con sali specifici. Certo il costo di ogni cambio d'acqua è aumentato ma ora rilevo una precisione molto maggiore nell'ottenimento dei valori dell'acqua che desidero per i miei pesci.

 

Utilizzi elementi accessori quali foglie di catappa, pignette di ontano, vitamine o altro?

Nel caso di nanofish di acqua tenera, certamente si. Uso sia le foglie di Terminalia catappa, che però hanno purtroppo un costo esorbitante, sia le pignette di Alnus glutinosa che  riesco di quando in quando a reperire in natura o compro quando vado in Germania. Una valida alternativa, di reperimento assai più semplice, sono le foglie secche di quercia, ovviamente da prelevarsi in luoghi non contaminati e da sciacquare preventivamente. Non uso vitamine come protocollo di base ma le integro solo per casi particolari, come pesci da acclimatare, da riabilitare dopo una malattia o per gli avannotti.

 

Quale è il genere a cui sei più interessato e perchè?

Beh, ovviamente la categoria dei cosiddetti nanofish non ha alcun significato biologico ed è alquanto generica. Ricomprende specie diversissime tra loro, appartenenti a svariate famiglie e accomunate solo dal fatto di avere una taglia massima da adulti non superiore a 3 cm circa. E' una categorizzazione puramente acquariofila insomma. Ciò detto, sono numerosi i mini pesci che mi piacciono e che allevo ma, se proprio dovessi indicare un genere, direi Boraras. Pochi altri generi annoverano specie di nanetti tanto belli, colorati e, nel complesso, anche non difficili da allevare. Aggiungo poi che ho una predilezione per i pesci di branco per cui il gioco è fatto. In generale comunque i miei nanofish preferiti appartengono alla sconfinata famiglia dei ciprinidi, in seno alla quale si è registrato forse il più interessante processo evolutivo di miniaturizzazione, con specie che sono una perfetta versione mini dei parenti maggiori, ed è il caso delle Boraras appunto,  e specie che invece sono caratterizzate da una sorta di "troncamento" dello sviluppo per cui, pur raggiungendo la maturità sessuale, conservano caratteri morfologici che ricordano più degli avannotti, è il caso dei generi Danionella e Paedocypris (quest'ultimo, monospecifico, è stato eretto recentemente per la descrizione di quello che è considerato il pesce - ed il vertebrato! - più piccolo del mondo:Paedocypris progenetica). A chi fosse interessato ad approfondire questa tematica, e fosse amante come me dei microciprinidi, segnalo un interessantissimo studio reperibile al seguente URL.  Tra gli autori, alcuni ittiologi che si dedicano da tempo ai mini pesci come Kottelat, cui si deve l'istituzione del genere Boraras, e Ralf Britz, cui si devono molti studi sul genere Danionella e Paedocypris.   

 

Quali sono i nano fish che sono legati a un ricordo particolare?

Non mi sovviene un ricordo particolare, sono sempre stato attratto da alcuni tipi di mini animali, come i micro mammiferi e i mini anuri, e la ricerca di specie di mini pesci d'acqua dolce è stato il naturale congiungersi di questo mio interesse alla passione dell'acquario. Credo comunque che i primi nanofish che abbia mai visto siano stati i Corydoras pygmeus, specie che non ho mai smesso di allevare. L'emozione più forte furono i primi microciprinidi che trovai inopinatamente parecchi anni fa in un negozio romano,delleBoraras maculata. Inutile dire che anche loro fanno parte del mio assortimento "standard".

 

 

Andrea Brandi per Nanofish.it